Tra il VIII e il VII secolo a.C., la spinta demografica e politica delle città-stato dell'Egeo portò i greci a guardare a occidente. La costa orientale della Sicilia, fertile, mite, popolata da Siculi pacifici, divenne il primo approdo. Nel 735 a.C., secondo lo storico Tucidide, un gruppo di coloni provenienti da Calcide d'Eubea sbarcò ai piedi del monte Tauro e fondò Naxos: la prima colonia greca dell'isola.
A guidare la spedizione era il condottiero Tucle (Theokles), figura semi-leggendaria. Il sito scelto era una piccola penisola di lava nera che si protendeva nel Mar Ionio — quella che oggi conosciamo come Capo Schisò, nel territorio comunale di Giardini Naxos, a meno di 10 km da Roccalumera.
Perché proprio qui
Tre fattori resero Naxos il punto perfetto:
- Approdo naturale: il Capo Schisò creava un porto riparato dai venti settentrionali
- Acqua dolce abbondante: il torrente Santa Venera scendeva dal monte Tauro, garantendo riserve permanenti
- Terra fertilissima: la lava antica dell'Etna aveva creato suoli di rara ricchezza
I coloni eressero subito un altare ad Apollo Archegetes, "Apollo che guida i fondatori". Per secoli, le navi greche dirette in Sicilia, in Magna Grecia o verso le colonie occidentali si fermavano qui per onorare il dio e iniziare il viaggio sotto buoni auspici.
L'ascesa e la rovina
Naxos visse di pesca, viti, ulivi e commercio. Coniò moneta propria — ammirevole, con un Dioniso barbuto sul recto e un grappolo d'uva sul verso, simbolo della sua vocazione vinicola — e fondò a sua volta altre colonie: Leontinoi (Lentini) e Katane (Catania). Per circa tre secoli fu una delle voci importanti della Sicilia greca.
Il declino fu rapido e brutale. Nel 403 a.C. il tiranno Dionigi I di Siracusa rase al suolo la città in una campagna di consolidamento militare. Gli abitanti superstiti furono venduti come schiavi o costretti a trasferirsi sul monte vicino, dove fondarono una nuova città: Tauromenion, l'odierna Taormina.
Naxos non fu mai più ricostruita. Il sito rimase abbandonato per duemila anni, coperto di agrumeti e vigne, finché gli scavi novecenteschi non riportarono alla luce mura ciclopiche, terme romane, fornaci e necropoli.
Cosa vedere oggi
Il Parco Archeologico di Naxos è oggi visitabile a Capo Schisò. Si entra da via Stracina, biglietto modesto (~6 €). Dentro:
- Le mura urbiche del VI secolo a.C., tra i pochi tratti ben conservati di mura greche in Sicilia
- I resti del santuario di Afrodite, con altari e una probabile statua di culto
- Fornaci per la ceramica, riconoscibili dalle bocche annerite
- Il Museo Archeologico della Naxos antica, con stele funerarie, monete originali e ricostruzioni
- L'ulivo millenario, un esemplare maestoso che svetta nel mezzo dell'area
La visita richiede 1.5-2 ore. Spesso ci si va in coda alla giornata a Taormina, scendendo dalla città alta a metà pomeriggio.
Da Roccalumera
Da Roccalumera, Naxos dista 7 km in auto (15 minuti) oppure si raggiunge in treno (Roccalumera → Taormina-Giardini in 12 minuti, poi 10 min a piedi o navetta). Volendo, lo stesso biglietto del Parco di Naxos dà sconti combinati con il Teatro Greco di Taormina.
Fonti: Tucidide, Guerra del Peloponneso VI, 3; ricerche archeologiche del Parco di Naxos (Soprintendenza BB.CC. di Messina); voci enciclopediche standard su Naxos di Sicilia e Tucle.

