La distruzione di Naxos nel 403 a.C. ad opera di Dionigi I di Siracusa segnò la fine della prima colonia greca di Sicilia ma — paradossalmente — l'inizio di una storia ancora più lunga. I superstiti, dispersi nelle campagne circostanti, trovarono rifugio sul monte Tauro, il promontorio roccioso a 200 metri sul mare che domina la baia.
Per qualche decennio vissero in piccoli insediamenti scollegati. La svolta arrivò intorno al 358 a.C., quando un capo locale di nome Andromaco — padre dello storico Timeo — riunificò i superstiti in un'unica città fortificata sulla sommità del monte. La chiamarono Tauromenion: "città dei tori", dal nome del monte.
Una posizione imbattibile
La scelta del sito non fu casuale. Tauromenion stava su una sella di roccia a 200 metri sul mare, accessibile solo da pochi sentieri scoscesi. Una città fortezza, difendibile con pochi uomini, con vista totale sul Mar Ionio e sull'Etna.
Le mura ciclopiche dell'epoca seguivano lo strapiombo naturale. Le abitazioni erano costruite in lava locale, alte e strette. Cisterne scavate nella roccia raccoglievano l'acqua piovana — sistema che funzionerà per duemila anni.
L'epoca del Teatro
Il monumento più famoso di Taormina, il Teatro Greco, nasce in questo periodo. Costruito nel III secolo a.C., probabilmente sotto Gerone II di Siracusa, fu poi totalmente rimaneggiato in epoca romana (II secolo d.C.) come anfiteatro per spettacoli di gladiatori. La struttura attuale, con cavea a ferro di cavallo e scena monumentale, è quella romana.
Quello che rende il Teatro unico al mondo non è la struttura — ce ne sono di più grandi e più conservati — ma lo sfondo: la cavea si apre verso il mare, con l'Etna che fuma sulla destra e la baia di Naxos in basso. Una vista che da duemila anni accompagna tragedie, commedie, concerti e cerimonie.
Romani, Bizantini, Arabi
Tauromenion passò sotto Roma nel 212 a.C., al termine della seconda guerra punica. Divenne civitas foederata e poi, sotto Augusto, colonia: una città di prima classe, con cittadinanza romana piena, terre, magistrati propri. Visse 600 anni di pace e prosperità.
Quando Roma cadde, Taormina passò ai Bizantini (VI secolo) e, per la sua posizione difendibile, divenne ultimo baluardo bizantino in Sicilia. Resistette agli arabi più di chiunque altro: cadde solo nel 902 d.C., dopo un assedio durato anni, sotto le truppe del califfato Aghlabide guidate dall'emiro Ibrahim II ibn Ahmad.
Gli arabi rinominarono la città Mu'izziyya, poi al-Mu'izz. Sotto il loro dominio Taormina divenne un centro agrumicolo e di seta di prim'ordine. Furono loro a introdurre arance, limoni e l'irrigazione a terrazze che ancora vediamo sui versanti.
Normanni e dopo
Nel 1078 i Normanni di Ruggero d'Altavilla riconquistarono la città dopo un altro lungo assedio. Da allora, Taormina seguì la storia generale del Regno di Sicilia: Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Borboni. Mai più indipendente, ma sempre città di confine, difesa, presidio.
La sua rinascita come destinazione turistica è una storia tutta diversa, che vedremo in altri articoli: comincia nell'Ottocento, quando i viaggiatori del Grand Tour la "riscoprono".
Cosa resta visibile
Camminando per Taormina oggi, sono visibili strati di duemilatrecento anni di storia:
- Mura greche e romane lungo via di Bagnoli Croci
- Il Teatro greco-romano (II sec. a.C. e II sec. d.C.)
- L'Odeon romano, piccolo teatro coperto del I secolo d.C. accanto a Palazzo Corvaja
- Le Naumachie, monumentale parete romana con nicchie, probabilmente cisterna o ninfeo
- Strade medievali normanno-sveve nel centro storico
- La Chiesa di San Pancrazio, sorta su un tempio greco di Zeus
Tauromenion non è morta sotto la roccia. È diventata Taormina, e sotto i pavimenti dei bar di Corso Umberto, sotto i giardini delle ville liberty, gli archeologi continuano a trovare cocci, mosaici, mura. La città è un palinsesto.
Fonti: voci enciclopediche standard su Tauromenion/Taormina; pubblicazioni della Soprintendenza ai BB.CC. di Messina; G. Pace, "Storia di Taormina" (riferimento classico).

